Sanità militare, ASPMI in audizione alla Camera: “Servono confronto e una vera riforma”

Si è concluso oggi il ciclo di audizioni informali sullo schema di decreto legislativo per la revisione della struttura organizzativa e ordinativa della sanità militare, un pass...

Sanità militare, ASPMI in audizione alla Camera: “Servono confronto e una vera riforma”

Si è concluso oggi il ciclo di audizioni informali sullo schema di decreto legislativo per la revisione della struttura organizzativa e ordinativa della sanità militare, un passaggio importante che ha visto il Parlamento ascoltare tutte le sigle rappresentative del personale del comparto Difesa e sicurezza. Un confronto ampio che ha consentito alle Commissioni parlamentari di raccogliere osservazioni e proposte provenienti da chi ogni giorno opera all’interno delle Forze Armate.

Per ASPMI Esercito è intervenuto Carmine Maddaloni, infermiere militare dal 1995, che ha portato i saluti del Segretario Generale Francesco Gentile e ha illustrato la posizione dell’associazione sulla riforma in discussione.

Ci preme sottolineare, però, che il contributo portato oggi in audizione è il risultato di un lavoro approfondito svolto nelle ultime settimane dal Dipartimento sanitario di ASPMI, che ha analizzato nel dettaglio lo schema di decreto e raccolto osservazioni e proposte provenienti dal personale sanitario della Forza Armata.

Un lavoro portato avanti con impegno dai dirigenti Cesare Mauro, Luca Donald Costantino e Giuseppe Scifo, sempre pronti a mettere a disposizione competenze professionali ed esperienza operativa per migliorare il sistema della sanità militare.

Il nostro obiettivo resta quello di contribuire a costruire una sanità militare più moderna, più equa e realmente valorizzata, nell’interesse del personale e dell’efficienza operativa della Forza Armata.

“La sanità militare è la colonna portante dell’operatività”

Nel suo intervento Maddaloni ha ricordato come la riforma della sanità militare sia un passaggio necessario, ma che deve partire da un presupposto chiaro: la sanità non è un settore accessorio, ma un pilastro dell’operatività della Forza Armata.

È bene ricordarlo: senza idoneità al servizio incondizionato non si può indossare l’uniforme”, ha sottolineato. Proprio per questo ASPMI ha evidenziato la necessità che la riforma affronti finalmente alcune disparità esistenti tra le professioni sanitarie militari e tra il comparto Difesa e il Servizio sanitario nazionale, criticità che nello schema di decreto attualmente in esame non trovano ancora risposta.

Tra i punti sollevati vi è la necessità di un chiaro inquadramento del personale sanitario militare nel ruolo degli ufficiali, nel rispetto del principio di pari dignità tra le diverse professioni sanitarie.

Secondo noi, infatti, il personale reclutato con laurea magistrale dovrebbe essere inserito nel Ruolo Normale, con adeguata ricostruzione di carriera, mentre il personale sanitario con laurea abilitante dovrebbe essere inquadrato nel Ruolo Speciale. Una soluzione che permetterebbe di allineare la sanità militare al Servizio sanitario nazionale e garantire uniformità tra le Forze Armate.

Al contrario, una semplice unificazione dei ruoli Normale e Speciale rischierebbe di cristallizzare le attuali ingiustizie, creando paradossi nelle prospettive di carriera tra personale con lo stesso titolo di studio ma con percorsi differenti a seconda della Forza Armata di provenienza.

Libera professione e valorizzazione del personale

Un altro punto critico riguarda la libera professione del personale sanitario militare. Nel testo attualmente in esame non è prevista la possibilità di esercitare la libera professione extramuraria, come invece avviene nel Servizio sanitario nazionale.

Riteniamo che si tratti di uno strumento fondamentale per trattenere professionalità qualificate, mantenere elevati gli standard sanitari e prevenire il rischio di un esodo verso il settore civile.

Pertanto, abbiamo inoltre richiamato l’attenzione sulla necessità di valorizzare i sottufficiali del Corpo sanitario, prevedendo incarichi di coordinamento e percorsi di carriera verso il ruolo ufficiali speciali, così come avviene in molte realtà militari europee e nel sistema sanitario civile.

Allo stesso tempo è stata evidenziata la necessità di riconoscere il ruolo operativo del personale dei ruoli sergenti e graduati, in particolare degli operatori logistici di sanità e dei soccorritori militari, figure che rappresentano da anni un elemento essenziale per il funzionamento della sanità militare.

Secondo noi sarebbe opportuno prevedere percorsi formativi che consentano l’equipollenza con figure sanitarie riconosciute dal Ministero della Salute, come OSS e ASO, favorendo una reale integrazione con il Servizio sanitario nazionale.

“Una riforma così non può essere fatta a costo zero”

Nel corso dell’audizione è stato inoltre sottolineato come sia irrealistico pensare a una riforma di tale portata a costo zero, soprattutto considerando le sperequazioni economiche e di carriera esistenti tra il personale sanitario militare e quello del comparto salute.

Una questione ancora più evidente se si pensa agli investimenti già previsti in ambito sanitario, come il progetto dei Poliambulatori della Difesa di Roma, Milano e Bari.

La richiesta di un vero confronto

Per ASPMI una riforma con ricadute così profonde sul personale non può essere affrontata in modo unilaterale o con eccessiva fretta.

Tutte le Associazioni professionali a carattere Sindacale tra militari hanno infatti proposto l’istituzione di tavoli tecnici di confronto, con la partecipazione di rappresentanti qualificati delle professioni sanitarie militari.

Un percorso che, secondo questa Associazione, rappresenta la strada più seria e responsabile per migliorare il testo della riforma.

Quando le riforme nascono troppo in fretta il rischio è quello ben sintetizzato da un vecchio proverbio: la gatta frettolosa fa i gattini ciechi”, ha ricordato Maddaloni in chiusura.