In questi giorni abbiamo assistito increduli ed attoniti a svariate informazioni circa il pagamento del Fesi anno 2023, riferito all’anno 2022.
Addirittura abbiamo letto che verrà elargito prima in due tranche, poi in tre e poi addirittura prima un importo “una tantum” e poi la restante parte.
Tutto ciò ci fa sorridere poiché denota una scarsa conoscenza della materia e molta superficialità nel fornire informazioni.
Abbiamo sempre sostenuto che le notizie devono essere apprese dagli addetti ai lavori e soprattutto da chi è deputato a fare il “mestiere” del sindacalista.
Andiamo con ordine al fine di poter far comprendere meglio come, quest’anno, verrà pagato il FESI.
Il Fondo per l'efficienza dei servizi istituzionali nasce grazie all’art.5 del Decreto del Presidente della Repubblica dell’11 settembre 2007, n. 171 recante il “Recepimento del provvedimento di concertazione per il personale non dirigente delle Forze armate (quadriennio normativo 2006-2009 e biennio economico 2006-2007)”, il rinnovo contrattuale 2006-2007, per capirci meglio.
Il FESI è alimentato da risorse provenienti da:
risparmi di spesa e di gestione dell’Amministrazione;
specifiche disposizioni normative che destinano risparmi per promuovere miglioramenti nell'efficienza dei servizi;
una quota non inferiore al 20% derivante dalle risorse assegnate all'attività operativa/addestrativa (risorse prelevate dai Compensi forfettari);
provvedimenti che dispongono stanziamenti in relazione a quanto previsto dall'articolo 19, comma 1, della legge 4 novembre, n.183 anno 2010 (fondi destinati alla Specificità delle Forze Armate);
eventuali avanzi di risorse assegnate e distribuite al personale dai FESI precedenti.
In aggiunta alle risorse precedentemente individuate si sommano:
sedici milioni e mezzo circa a partire dall’anno 2009;
quattro milioni circa a partire dall’anno 2010;
sette milioni circa derivanti dalle risorse non impiegate dal provvedimento di Concertazione 2016-2018;
tredici milioni circa per l’anno 2018, ventisei milioni circa per l’anno 2019, Trentanove milioni circa a decorrere dall’anno 2020 derivanti dall’art.1 comma 680 della Legge di Bilancio anno 2018 (risorse aggiuntive tese a riconoscere la Specificità del Comparto);
cinquantatré milioni circa a decorrere dall’anno 2019 e fino al 2021 derivanti dal comma 441 dell’art.1 della Legge di Bilancio 2019, il quale ha determinato che, per il solo Comparto Difesa e Sicurezza, l’importo complessivo di 210 milioni, qualora non utilizzato per i provvedimenti negoziali (rinnovo Contrattuale) per l’anno 2019-2020-2021, poteva essere destinato all’incremento delle risorse per il FESI;
altre risorse derivanti dalla progressiva riduzione del personale militare e somme non impiegate con precedenti decreti del FESI.
Detto ciò appare chiaro come funziona l’alimentazione del Fondo per i Servizi Istituzionali.
Non va sottaciuto che queste risorse assegnate, ai sensi del comma 7 dell’art.5 del DPR n.171 del 2007, non possono essere distribuite in maniera indistinta e generalizzata. Quindi va da sé che è necessario attribuire dei criteri per la loro distribuzione e utilizzazione.
La distribuzione del FESI avviene quindi attraverso un Decreto del Ministro della Difesa che, oltre ad individuare i fondi a disposizione derivanti da quanto specificato in precedenza, fissa i criteri di ripartizione che devono tener conto di specifiche indicazioni che derivano dal comma 5 dello stesso articolo (fronteggiare particolari situazioni di servizio, incentivare l'impegno del personale nelle attività di funzionamento individuate dai rispettivi Vertici, compensare l'incentivazione della produttività collettiva al fine del miglioramento dei servizi).
Al fine di non annoiare i nostri lettori, tralasciando l’incremento delle risorse avvenuto nel corso degli anni che hanno alimentato il FESI, ci concentreremo su quanto è accaduto dall’anno 2019 ad oggi.
Questo serve a far ben comprendere come, quando e con quali importi verrà pagato quest’anno il FESI.
Le risorse assegnate, nel corso degli anni, hanno visto diversi incrementi derivanti da attribuzioni ad hoc tese a valorizzare la Specificità del Comparto Difesa.
Infatti, nell’anno 2019 il Legislatore ha voluto assegnare al Comparto Difesa e Sicurezza una somma, pari a 210 milioni di euro, tesa ad incrementare il trattamento economico accessorio del personale, da utilizzare per il provvedimento di concertazione (2019-2021). Tale somma, se non utilizzata entro il 30 giugno degli anni indicati, poteva incrementare ulteriormente le risorse destinate al FESI.
La quota parte dei 210 milioni destinata a tutto il Comparto Difesa e Sicurezza si attestava, per le tre Forze Armate, ad una cifra pari a 53 milioni circa.
Come tutti sappiamo, il rinnovo contrattuale 2019-2021 è stato siglato il 23 dicembre 2022 e, pertanto, le risorse, pari a 53 milioni di euro circa, sono state distribuite negli anni 2019-2020-2021.
A partire dall’anno 2022 le risorse sono confluite nelle somme destinate al rinnovo contrattuale e quindi rese strutturali. Ciò ha fatto decrementare il FESI di 53 milioni di euro circa.
Il Legislatore, però, attraverso la Legge di Bilancio dell’anno 2022 ha creato un fondo, pari a circa 16 milioni di euro destinati alle Forze Armate, teso ad incrementare il FESI a partire dall’anno 2022 (ci scuseranno i tecnici se abbiamo omesso il “tecnicismo” necessario a far comprendere al lettore circa il “perché” è stato creato il fondo e come doveva essere in precedenza distribuito, ma l’attività sindacale del “dietro le quinte” non può essere rivelata. Al lettore interessa, in questo momento, il “soldo” che si vedrà accreditato).
Giocoforza, pertanto, il FESI è stato decrementato di 53 milioni circa ma rimpinguato di 16 milioni circa. Nel gioco dei numeri al fondo del FESI mancano circa 37 milioni di euro da destinare alle tasche del personale militare.
Dopo aver chiarito come viene incrementato il fondo del FESI, da dove provengono le risorse e asseverato, nel caso dei 53 milioni, la loro durata temporanea, passiamo alla distribuzione.
È necessario dire che, al fine di poter elargire le somme di denaro al personale, tutte le risorse devono essere “spacchettate” attraverso dei DPCM (Decreti della Presidenza del Consiglio dei Ministri) al fine di assegnare a ciascun Comparto la propria quota parte.
Le risorse già assegnate in precedenza hanno già il loro “spacchettamento” e ormai le quote da assegnare sono chiare ma quelle assegnate annualmente hanno bisogno di svariati Decreti di ripartizione.
Basti pensare alle risorse “extra” assegnate dalla Legge di Bilancio 2019 (i famosi 53 milioni) che ogni anno dovevano essere ripartiti attraverso un DPCM e pertanto sono state elargite al personale attraverso una seconda tranche del FESI. Solo l’anno 2022 ha visto un FESI elargito in una unica tranche ma questo è stato solo grazie al lavoro incessante e alla caparbietà dei Tecnici della Difesa e dell’Esercito che hanno permesso la velocizzazione della stesura e dell’approvazione dei Decreti di ripartizione delle risorse.
Detto ciò, tornando a noi, ad oggi abbiamo le risorse già conosciute che hanno alimentato il FESI in questi anni e al momento manca solo il DPCM di ripartizione dei 16 milioni circa assegnati dalla Legge di Bilancio 2022.
Pertanto, presumibilmente a luglio 2023, verrà elargita la prima quota del FESI e appena pronto il DPCM di cui sopra verrà elargita la seconda quota.
Non dimentichiamoci però che la seconda quota non potrà mai colmare il totale del FESI percepito l’anno scorso poiché come abbiamo spiegato il FONDO è manchevole di circa 37 milioni di euro (i famosi 53 milioni resi strutturali nel rinnovo contrattuale 2019-2021).
In soldoni e per i più pragmatici, quest’anno il FESI avrà una quota giornaliera di circa tre euro (su questa cifra si sbizzarriranno i tecnici facendo i calcoli delle maggiorazioni ecc…) e la seconda quota sarà all’incirca di cinquanta euro lorde che verrà elargita in maniera “uguale per tutti” e “una tantum (una sola volta)” non appena sarà pronto il DPCM di ripartizione delle risorse.
Speriamo di essere riusciti a chiarire, attraverso questo articolo, le idee ai tanti che in questi giorni hanno confuso il personale e i colleghi stessi che oggi conoscono la “storia” del Fondo per i Servizi Istituzionali che ogni anno si vedono accreditato nel cedolino paga.
Infine, è necessario evidenziare, che il lavoro che sta facendo questa Sigla Sindacale è quello di alimentare il FESI attraverso la continua sollecitazione nei confronti del Governo al fine di riconoscere il lavoro che svolgono i militari che si può racchiudere in una semplice parola: “Specificità”.