ASPMI a Salvini: “I militari non sono uno slogan politico”

“Grazie alla Lega e al Governo 6.800 militari presidiano strade e stazioni in tutta Italia”. È questo il messaggio pubblicato sui social da Matteo Salvini, un post che ci ha las...

ASPMI a Salvini: “I militari non sono uno slogan politico”

Grazie alla Lega e al Governo 6.800 militari presidiano strade e stazioni in tutta Italia”. È questo il messaggio pubblicato sui social da Matteo Salvini, un post che ci ha lasciato interdetti.

Grazie a chi? Se c’è qualcuno da ringraziare sono i militari che ogni giorno sono impiegati nelle strade delle nostre città. Sono loro che, nel rispetto del giuramento fatto allo Stato, non si tirano indietro quando c’è da garantire la sicurezza dei cittadini, presidiando stazioni ferroviarie, obiettivi sensibili e luoghi frequentati da migliaia di persone.

Come Associazione sindacale tra militari siamo orgogliosi del lavoro svolto dai colleghi. Allo stesso tempo sentiamo il dovere di tutelarli, anche da messaggi propagandistici come quello pubblicato da Matteo Salvini che ancora una volta tenta di prendersi meriti che non sono suoi.

L’unica cosa fatta dal governo guidato da Giorgia Meloni è stata aumentare il numero dei militari impiegati nell’Operazione Strade Sicure. Questo aumento però non è stato accompagnato da mezzi e risorse adeguate, necessari per svolgere il servizio nel modo migliore.

Il resto lo fanno i militari. Lo fanno nonostante orari spesso difficili da gestire, turnazioni che incidono sulla vita familiare e difficoltà nel recuperare le licenze maturate. Lo fanno con compensi che non rispecchiano la responsabilità e il peso del lavoro svolto. Lo fanno anche con uno status giuridico che in molte situazioni operative limita la capacità di intervento e, allo stesso tempo, espone il personale a rischi sul piano personale e penale.

Chi opera su strada lo sa bene. I militari sono chiamati a svolgere un servizio delicato a contatto diretto con i cittadini, in contesti che a volte presentano criticità e tensioni. Eppure spesso si trovano ad operare senza un riconoscimento adeguato del ruolo che svolgono.

Se davvero il governo avesse a cuore i militari lo dimostrerebbe nei fatti. Nel Decreto Sicurezza, ad esempio, è stata introdotta l’aggravante per le aggressioni contro gli insegnanti, mentre per il personale delle Forze Armate continuano a esserci esclusioni che risultano difficili da comprendere.

Allo stesso modo, nello stesso provvedimento sono stati stanziati 48 milioni di euro per le Forze di polizia impegnate nella sicurezza dei Giochi olimpici Milano-Cortina, mentre per i militari non è stato previsto neppure un euro. E ancora oggi si discute su come dovrà essere riconosciuto il lavoro che è stato richiesto al nostro personale al fine del corretto svolgimento delle Olimpiadi. Eppure è evidente che anche i militari sono stati chiamati a dare il proprio contributo alla sicurezza di un evento internazionale di quella portata. Lo hanno fatto, come sempre, con senso del dovere e spirito di servizio: ma questo non può diventare l’alibi per continuare a rimandare scelte politiche che riguardano il loro riconoscimento.

Matteo Salvini è a conoscenza di tutto questo? Per questo non possiamo nascondere la nostra delusione verso un governo che a parole non perde occasione per dichiarare sostegno alle Forze Armate, ma che nei momenti in cui si prendono decisioni importanti sembra dimenticarsi dei militari.

Da questo governo ci aspettiamo un segnale politico a partire dal rinnovo del contratto, che deve riconoscere il valore del lavoro svolto ogni giorno dal personale delle Forze Armate. Non bastano i post sui social o le dichiarazioni di circostanza: servono risorse adeguate e norme che mettano davvero i militari nelle condizioni di svolgere il loro lavoro con dignità e con il rispetto che meritano.