Assegno unico in pagamento, attenzione al cambio dell’importo: ASPMI a disposizione per l’Isee corrente

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L’Inps metterà in pagamento l’Assegno unico universale all’inizio della prossima settimana, tra lunedì 18 e mercoledì 20 marzo. Per conoscere il giorno esatto si può consultare l’area personale Inps o in alternativa dall’applicazione IO. 

Vi anticipiamo che con il pagamento dell’Assegno unico di marzo l’Inps ha effettuato un ricalcolo dell’importo in quanto per la prima volta ha tenuto conto dell’Isee 2024 anziché di quello riferito al 2023. 

Per questo motivo potrebbe esserci tanto una riduzione quanto un aumento rispetto a quanto percepito nel mese scorso. Ciò dipende da come è cambiata la situazione economica e patrimoniale tra il 2021 e il 2022, periodi presi in considerazione dall’Isee 2023 e da quello del 2024. 

Di quanto si riduce l’Assegno unico

Se l’Isee è aumentato l’Assegno unico si riduce, a meno che nonostante la variazione dell’importo non si supera la soglia dei 17.090,61 euro, entro la quale spetta comunque il massimo dell’importo previsto. 

Viceversa, se l’Isee si è ridotto ne risulta un aumento dell’Assegno unico, a meno che non si percepisca già il massimo dell’importo. 

Guardando alla tabella Inps con tutti gli importi dell’Assegno unico per il periodo che va dall’1 gennaio al 31 dicembre 2024, ne risulta che un aumento di 1.000 euro dell’Isee comporta una riduzione di circa 5 euro della quota base per figlio minore, mentre se l’incremento è di 2.000 euro il taglio è di poco superiore ai 10 euro. Di conseguenza, se l’Isee è aumentato di 10.000 euro il taglio sarà di circa 50 euro. Lo stesso, ovviamente, vale per gli incrementi in caso di Isee più basso.

A questi importi vanno poi aggiunte le maggiorazioni: eccetto quelle spettanti per i figli con disabilità o per le madri under 21, infatti, tutti gli incrementi dell’Assegno unico sono comunque dipendenti dall’Isee. 

Non farsi prendere dal panico

Ricordiamo che ASPMI offre assistenza fiscale gratuita ai propri tesserati, per questo motivo prima di farvi prendere dal panico in caso di un sostanzioso taglio dell’Assegno unico vi consigliamo di rivolgervi a uno dei nostri esperti

Per quanto siano da escludere errori dell’Inps nel calcolo dell’Assegno unico, infatti, è comunque possibile richiedere un aumento laddove sussistano le condizioni per il rilascio del cosiddetto Isee corrente, ossia il documento dove viene presa in esame la situazione reddituale e patrimoniale riferita al 2023 anziché al 2022 come nell’Isee ordinario. 

La richiesta di Isee corrente può essere effettuata quando nell’ultimo anno c’è stata la variazione della situazione lavorativa, oppure l’interruzione dei trattamenti previdenziali e assistenziali, per uno o più componenti del nucleo familiare (ad esempio se il coniuge ha perso il lavoro). O più semplicemente quando rispetto al 2022 ne risulta una variazione negativa della situazione reddituale superiore al 25%

In alternativa l’Isee corrente può essere richiesto se c’è stata una riduzione superiore al 20% del patrimonio mobiliare complessivo

Dal momento che l’Isee corrente può essere richiesto solamente nelle suddette casistiche, il valore dell’attestazione risulterà ovviamente più basso rispetto all’Isee ordinario. E a beneficiarne sarà anche l’Assegno unico spettante per i figli a carico

Se quindi ritenete che nella vostra condizione sussistono gli estremi per la richiesta dell’Isee corrente non esitate a contattarci; il servizio di assistenza fiscale è a disposizione dei tesserati, come pure per una corretta lettura della Certificazione Unica e la presentazione della dichiarazione dei redditi