ASPMI scrive allo SME dopo l'incontro con il DIPE: impiego del personale tra le tematiche sindacali

Dopo l'incontro tecnico che si è tenuto il 12 luglio 2023, l'ASPMI ha scritto allo Stato Maggiore dell'Esercito per ringraziarlo per l’attenzione e per la possibilità, ma anche...

ASPMI scrive allo SME dopo l'incontro con il DIPE: impiego del personale tra le tematiche sindacali

Dopo l'incontro tecnico che si è tenuto il 12 luglio 2023, l'ASPMI ha scritto allo Stato Maggiore dell'Esercito per ringraziarlo per l’attenzione e per la possibilità, ma anche per sottolineare i temi emersi durante il confronto.

A tal proposito, riportiamo di seguito il testo completo della comunicazione inviata allo Stato Maggiore dell'Esercito, molto utile in quanto ricapitola gli argomenti che sono stati oggetti del confronto.

ASPMI scrive allo Stato Maggiore dell'Esercito dopo l'incontro del 12 luglio

In data 12 luglio u.s. si è tenuto il primo incontro tecnico tra le Associazioni professionali a Carattere Sindacale e lo Stato Maggiore dell’Esercito.

Questa apertura testimonia la volontà del Capo di Stato Maggiore dell’Esercito, Gen. C.A. Pietro Serino, di dare un impulso alle attività delle Associazioni Sindacali ed è un grande segnale di attenzione verso tutto il personale dell’Esercito.

Questo rappresenta, inoltre, per noi la vera svolta epocale derivante dalla Legge 46 del 2022, ossia che Sindacati Militari esistono ed hanno iniziato il loro confronto con lo Stato Maggiore.

L’incontro tecnico ha visto seduti al tavolo il Dipartimento Impiego del Personale ed i Rappresentanti delle associazioni sindacali.

Non nascondiamo che appena giunta la convocazione, ai più, è parsa non in linea con i dettami della Legge n.46, la quale, tra le materie di competenza delle Associazioni Sindacali, esclude quella legata all’impiego del personale, ma la lungimiranza del Capo di Stato Maggiore dell’Esercito, in cui Aspmi ha fortemente creduto, ha avvalorato quello che abbiamo sempre sostenuto, cioè che l’impiego del personale è strettamente correlato al Trattamento Economico e Giuridico.

Sembra un accostamento assurdo e forse fuori logica, ma l’intervento iniziale del Gen. C.A. Cuoci, Capo Dipartimento Impiego del Personale dell’Esercito, ha chiarito come le materie siano collegate e inscindibili, l’intervento del Capo Dipartimento ha toccato argomenti che necessitano di adeguate riflessioni e conseguenti rivendicazioni nei confronti del Governo.

Introduzione

All’incipit del Gen. C.A. Cuoci si è collegato l’intervento di Aspmi che ha illustrato il proprio punto di vista relativo agli scenari futuri in materia di impiego connessi con il trattamento economico e normativo.

Si è partiti dalla professionalizzazione dello strumento militare che ha portato negli anni ad affrontare scelte e decisioni che però, talvolta, non hanno trovato il giusto riconoscimento economico e tantomeno ricevuto giusti finanziamenti.

Lo Stato impone all’Esercito prontezza operativa, sia in Italia che all’Estero, riscuotendo sempre un adeguato lustro nel panorama internazionale e mantenendo, nel tempo, un primato tra tutti i paesi aderenti alla Nato.

Le scelte Governative hanno fatto sì che l’Esercito intraprendesse, nel corso del 2022, un ambizioso processo di sviluppo capacitivo, addestrativo e di ammodernamento, finalizzato a consolidare, all’interno nel Sistema Paese, l’importante ruolo della Forza Armata quale Strumento militare credibile, efficace ed in grado di far fronte alle molteplici sfide che caratterizzano gli eterogenei scenari che ci si prospettano giornalmente.

Tutto questo impone di dover disporre di mezzi, materiali e sistemi d’arma tecnologicamente avanzati e competitivi che garantiscano all’Esercito del futuro il mantenimento ed il perfezionamento delle proprie peculiari capacità operative e di generare effetti nel contesto multi-dominio, nonché una capacità d’impiego su tutto il territorio Nazionale ed Internazionale del personale militare.

Per quanto premesso, si reputa necessario rappresentare gli orientamenti di questa associazione e pertanto gli obiettivi che si prefigge per il breve e lungo termine:

Politica per il reclutamento

siamo del parere di continuare a promuovere opportune politiche per il reclutamento, l’impiego e l’addestramento del personale.

In particolare, ben venga l’introduzione del nuovo modello professionale basato sulle figure del Volontario in Ferma Iniziale (VFI) e del Volontario in Ferma Triennale (VFT), ma sempre unitamente alla valorizzazione della specificità e all’adeguamento delle dotazioni organiche del personale.

Abbassamento età media

È doveroso, e non più procrastinabile, intervenire sull’abbassamento dell’età media del personale al fine di permettere una maggiore efficienza dello strumento in termini di “forza operativa”.

Un primo passo è stato fatto e di questo ne andiamo fieri, poiché siamo stati i primi a sostenere la necessità della revisione dello strumento militare attagliandolo alle necessità che il panorama mondiale impone.

L’approvazione della Legge n.119 del 2022 guiderà e influenzerà i provvedimenti del prossimo futuro, infatti essa prevede la revisione del modello delle Forze Armate interamente professionali e la proroga al 2034 anziché al 2025 del termine per la riduzione delle dotazioni organiche dello Strumento militare terrestre a 89.400 unità.

Approvandola, il Parlamento, ha dimostrato la volontà di mettere in discussione il modello delle Forze Armate a 150mila unità e di invertire la riduzione degli organici per far fronte all’esigenza di disporre di adeguate figure specializzate ed indispensabili per un Esercito moderno, efficace e all'altezza delle sfide future.

Non meno importante l’introduzione di un aumento del personale militare altamente specializzato nei settori tecnico-logistico e sanitario, fino a un massimo di 10.000 unità per tutte le Forze Armate, l'istituzione di una Riserva ausiliaria dello Stato non superiore a 10.000 unità, che andrà a supportare le Forze Armate nell'assolvimento dei propri compiti istituzionali in caso di guerre, gravi crisi internazionali o stato di emergenza di rilievo nazionale, poi l'introduzione di un nuovo sistema di reclutamento per i Militari di Truppa più attrattivo che permetterà di reclutare personale più giovane da destinare alle attività operative, con migliori prospettive di carriera ovvero di più facile reinserimento nel mondo del lavoro al termine della ferma nell'Esercito.

L’età media del personale dell’Esercito è ormai compresa tra 30 e 50 anni e, per la sola categoria dei Graduati si attesta a 39 anni.

L’introduzione delle nuove figure istituite dalla Legge n.119 (VFI e VFT), consentirà di incrementare la prontezza e l’operatività dell’Esercito e quindi disporre di militari più giovani e adeguatamente specializzati, questo influirà di certo ad abbassare l’età media ma resta il problema legato al personale anziano che ormai, vista l’età, non è più in grado di sostenere carichi di lavoro operativi.

Per porre rimedio a tale situazione, che oltretutto è in controtendenza rispetto alle necessità che lo scenario Internazionale impone nel quadro legato alla specificità del mondo militare, è doveroso affrontare con i Vertici Politici il tema dell’attivazione degli istituti previsti per la fuoriuscita del personale.

A tal riguardo ci teniamo a precisare che è vero che il trasferimento del personale è lo strumento con il quale si garantisce l’alimentazione delle unità dell'Esercito in maniera bilanciata e funzionale, ma è pur vero che il personale non è nelle condizioni di poter avvicinarsi verso il proprio luogo di origine a causa della mancanza di utile collocazione organica e soprattutto non dovrebbe “invecchiare” i reparti collocati nel sud Italia.

L’attivazione degli istituti quali la collocazione in “Ausiliaria”, l’introduzione, anche per le altre categorie, dell’Aspettativa per riduzione quadri e l’impiego presso altre Amministrazioni appaiono non più procrastinabili, perché il personale militare considerato anziano, in virtù della Legge sulla Specificità Militare, mantenendo il proprio trattamento economico e previdenziale, deve avere la possibilità di poter lasciare il servizio ed essere impiegato, fino al termine dell’età pensionabile (60 anni o 40 di servizio) presso altre Amministrazioni, nei luoghi di origine o dove meglio si confanno le proprie necessità familiari.

Questo permetterebbe di abbassare l’età media del personale nell’ottica di invertire il modello attuale tra il servizio permanente e il personale in ferma, anche perché il quadro dell’operatività del nostro Esercito, allo stato attuale, presenta una prontezza operativa che rasenta il 65%, ciò sia a causa dell’innalzamento dell’età media che alle disposizioni legislative che derivano dall’applicazione degli Istituti quali la Legge 104, il Decreto Legislativo 151 (art.42 bis) e ricongiungimenti familiari.

Questa situazione deve essere messa a sistema con il panorama del benessere del personale in termini di welfare e benefits.

Per Aspmi bisogna aprire, fin da subito, dei tavoli tecnici con una supervisione politica e questo non può che essere fatto attraverso una “guida politica” dettata dal Ministro della Difesa.

Tutele a sostegno di gravi disabilità e del nucleo familiare

Va detto a chiare lettere che le tutele derivanti dalle Leggi a sostegno dei casi di gravi disabilità e del nucleo familiare devono essere attagliate alla specificità militare.

L’Esercito è uno strumento militare piramidale, fondato sul professionismo e sulla specializzazione del personale e pertanto, essendo dislocato su tutto il territorio Nazionale, non può ritrovarsi ad esprimere diverse “garanzie” operative perché alcune regioni, solo per una questione geografica, sono più richieste.

Le limitazioni operative derivanti dalle Leggi sopra citate, come ad esempio l’impossibilità di essere impiegati fuori sede, nei servizi di caserma, di poter addestrarsi fuori dall’orario di servizio, costituiscono un limite che l’Esercito non può permettersi, non solo perché la mancanza di tale operatività costituisce un aggravio per la restante parte del personale ma anche perché l’Ente rischierebbe di abbassare notevolmente il “potenziale operativo” esprimibile.

Tale situazione incide anche sul morale stesso del personale il quale, data “la temporaneità” del trasferimento, non riesce a trovare un’adeguata sistemazione poiché, al decadere del beneficio (per morte o per perdita dei requisiti dell’assistito) è costretto a rientrare presso la sede di assegnazione originaria, da qui scaturisce un elemento centrale rispetto all’applicazione della Legge 104, ossia che allo stato attuale, vi è personale che beneficia in maniera disorganizzata delle tutele derivanti dalla Legge.

Infatti c’è chi gode dei benefici per un parente lontano o per una persona molto anziana e magari non è l’unico a poter assistere il parente e poi c’è chi beneficia dello stesso istituto per assistere un figlio, il coniuge oppure il proprio genitore essendo figlio unico.

Ad oggi, per come è applicata la Legge, entrambi i soggetti sono collocati sullo stesso piano ed entrambi beneficiano delle stesse tutele ed in tale quadro non possiamo esimerci dal dire che secondo Aspmi “questo non va affatto bene”, perché il personale deve essere tutelato in forme necessariamente diverse, entrambi non possono avere allo stesso modo la preoccupazione del “ritorno” alla sede di assegnazione primaria ed entrambi non possono non essere esonerati dalle attività operative (basti pensare che ad oggi ci pervengono quesiti circa la possibilità di poter partecipare ai servizi o alle operazioni fuori sede proprio da chi fruisce dei benefici derivanti dalla Legge citata).

In pratica, entrambi hanno necessità e responsabilità diverse, a questo si aggiunge il collocamento in organico di questo personale a svantaggio di chi, da anni, spera di poter rientrare verso il proprio Paese di origine, urge un intervento mirato che dovrà sancire, definitivamente, che i militari aventi diritti derivanti dalle Leggi che tutelano le persone con gravi disabilità devono essere collocati in forza extraorganica, in modo da permettere al restante personale di poter assolvere il proprio incarico nella regione di interesse.

Su questo punto, legato ai benefici delle Leggi citate, non possiamo esimerci dal fare una riflessione sugli ultimi emendamenti presentati e “caldeggiati” da alcune “neo sigle sindacali” che prevedevano la possibilità di rimodulare la Legge 104 per permettere al personale di poter restare presso la sede di assegnazione temporanea.

Questo ci è parso uno “slogan populistico” ed insensato che denota una scarsa conoscenza della realtà effettiva, tanto è vero che il Parlamento non ha tenuto in minima considerazione quanto proposto.

Questo ci deve far riflettere, perché per portare a termine il risultato dell’assegnazione presso il luogo del familiare con disabilità bisogna creare un “ingranaggio” perfetto che vada a sanare le “vere” necessità connesse alla prole e/o al coniuge e/o a casi particolari e, a rimodulare quelle connesse con altri casi che la legge comunque tutela, perché non si può e non si deve porre tutti sullo stesso piano.

L’intervento non è più prorogabile, altrimenti si rischierà di dover affrontare una serie battaglie verso chi, già da tempo, ha puntato il dito sul trattamento economico accessorio dei militari che beneficiano di tutele al pari del pubblico impiego.

Aspmi sarà ferma in questa battaglia ma allo stesso tempo lavorerà sinergicamente alla rimodulazione, come ampiamente illustrato fino ad ora, e si batterà affinché nell’immediato si attivino dei tavoli tecnici a guida politica per rimodulare l’attuale quadro legislativo legato alle leggi citate ma, nel contempo, invita lo Stato Maggiore ad adeguare la direttiva dei trasferimenti su istanza di parte, perché appare fuori logica legislativa e di concetto sociale la cancellazione dei punteggi relativi agli anni di permanenza presso la sede di effettivo servizio per il personale che fruisce dei benefici derivanti dalla Legge 104, dal D.lgs. 151/2001 e dal D.lgs. 267/2000 e, pertanto, chiediamo che il punteggio maturato prima dell’assegnazione ad un Ente temporaneo venga “congelato” al fine di poter comunque concorrere per un trasferimento definitivo presso un Ente gradito dal personale.

Come è stato ben chiarito, urge aprire un tavolo di confronto che porti le parti sociali e l’Amministrazione a predisporre varianti normative che tengano in debita considerazione sia la famiglia che l’efficienza dello strumento militare e su questo confidiamo nella volontà del Capo di Stato Maggiore dell’Esercito, della Difesa ed in quella del Ministro della Difesa.

Trattamento economico di trasferimento

Altro punto dolente che merita la dovuta attenzione è la disposizione normativa in materia di trattamento economico di trasferimento.

Purtroppo, nell’ultima Legge di Bilancio, pur essendoci stata la volontà dell’Amministrazione è mancata quella politica, si era partiti con la richiesta di incrementare il valore economico della legge sui trasferimenti, proprio per andare incontro all’aumento del costo della vita, e si è finiti con un nulla di fatto.

La rivendicazione di Aspmi, già dalla prossima Legge di bilancio o attraverso un primo veicolo normativo utile, sarà quella di fare un’adeguata “pressione” nei confronti del Governo affinché il trattamento economico legato ai trasferimenti d’autorità sia adeguatamente incrementato ed attagliato all’esigenza della Forza Armata perché non è più accettabile che il personale trasferito per esigenze funzionali debba ricorrere al proprio stipendio per far fronte al pagamento delle spese di affitto e per sopperire alle esigenze familiari, poiché gli anni di permanenza presso il reparto di neo assegnazione, cui il trattamento economico particolare garantisce (massimo tre), ormai non sono più in linea con quelli che la Forza Armata richiede.

Politica legata al welfare

Dobbiamo quanto prima riflettere attentamente sulla politica legata al welfare incardinata nell’art.19 della Legge 183 del 2010: la Specificità militare.

È necessario fornire al personale soddisfacenti livelli di benessere concentrandosi in principal modo sulla costruzione di nuovi alloggi e sulla riqualificazione del parco alloggiativo previsto dal programma “Piano Nazionale Recupero Alloggi”.

La forza Politica deve ben comprendere che il militare essendo soggetto a continui impieghi sul territorio Nazionale, per poter meglio assolvere ai compiti assegnati, non può e non deve preoccuparsi di trovare un’adeguata soluzione alloggiativa, molte volte a proprie spese, e soluzioni per la propria prole come ad esempio gli asili nido, centri estivi, attività extra-scolastica ecc...

Se lo Stato vuole uno strumento efficiente, pronto all’impiego, proiettabile in qualsiasi teatro operativo fatto di donne e di uomini pronti a sopperire a tutte le esigenze, allora è giunto il momento di adoperarsi a sostenere in maniera determinante il benessere del mondo militare.

Oltre a quanto illustrato, Aspmi ha intenzione di affrontare con fermezza, la questione legata alla detrazione per il trasporto pubblico legato al personale che, purtroppo, è soggetto al pendolarismo, quella dell’incremento stipendiale per le donne e gli uomini in divisa che prestano servizio in Città ad alto costo della vita e quella della defiscalizzazione del trattamento economico accessorio.

Tutti argomenti strettamente connessi con i “doveri” ai quali i Militari di ogni ordine e grado sono sottoposti e che devono trovare soluzione nei dettami normativi dell’art.19 della Legge 183 del 2010: la Specificità militare.

In conclusione di questo elaborato, che rappresenta per Aspmi la base del programma di politica di impiego, ci soffermiamo sui ricongiungimenti familiari.

Allo stato attuale esistono diversi Disegni di Legge presentati sulla materia, quello che forse meglio si attaglia allo scenario militare è a firma del Sen. De Poli.

Ci sembra un buon punto di partenza per sanare, nell’imminente, alcune defezioni che il sistema ha prodotto, ma che deve essere integrato con argomenti legati al ricongiungimento del personale militare coniugato con lavoratori del mondo privato a tempo indeterminato o con titolari di partita iva.

Formazione e valorizzazione

Chiediamo una riflessione sul personale vincitore di concorso per il ruolo Marescialli riservato agli arruolati ai sensi della Legge n.958 del 1986.

Ad oggi ci spiace notare come si sia venuta a creare una disuguaglianza tra questo personale e quello arruolato ai sensi del “precedente e nuovo iter”.

Ci consenta di affermare che stiamo creando dei sottufficiali dello stesso ruolo ma con preparazione e competenze completamente diverse.

È pur vero che questo personale ha partecipato al concorso “ex 958” nel rispetto dei requisiti previsti dal bando ma è altrettanto vero che ad oggi vengono visti come “privilegiati”, ignorando il loro pregresso lavorativo, pertanto senza tener conto delle molteplici operazioni svolte in territorio nazionale ed in missioni all’estero.

A questo si aggiunge la progressione di carriera, strettamente connessa al trattamento economico a causa di ciò non potranno mai ambire alla qualifica apicale del ruolo al quale appartengono né tantomeno beneficiare di un adeguato trattamento economico.

Aspmi spinge affinché sia attuata, per tutti, un’adeguata formazione di base attagliata al nuovo ruolo/categoria ed il completamento della specializzazione di coloro che non l’hanno ancora svolta, questo andrebbe ad innalzare la cultura militare in termini di specializzazione nei ruoli tecnici della Forza Armata.

Attuando ciò si risolverebbe anche la questione legata al desiderio di coloro che appartengono allo stesso ruolo ma che provenendo da iter formativi diversi desidera comunque ricongiungersi con il proprio nucleo familiare.

Questo passaggio sarà necessario per poter, successivamente, lavorare sull’aspetto economico correlandolo all’alta specializzazione acquisita.

Fermo restando quanto fino ad ora illustrato, che rappresenta la policy che questa Associazione Sindacale intende mettere in atto attraverso le necessarie rivendicazioni nei confronti dell’Autorità Politica la quale, ormai, dovrà prendere atto della situazione della Forza Armata ed agire nell’immediato se vuole raggiungere gli obiettivi che si è prefissata, Aspmi crede che bisogna lavorare in sinergia facendo capire, al personale rappresentato, che il “fare sindacato” impone ragionamenti “alto livello” e non di certo minuzie di poco conto e settoriali, che talvolta sono legate a questioni di interesse di alcuni gradi o categorie.

Aspmi sostiene che nel prossimo futuro sarà necessario sviluppare un nuovo Modello Esercito da dimensionare organicamente in senso incrementale, attuando al contempo, l'inversione del rapporto tra il personale in servizio permanente e quello in ferma prefissata. Da ciò deve derivare il corretto bilanciamento tra le tutele sociali e i doveri del personale militare.

Sig. Comandante, come ben comprende è tutto connesso. Ove lo Stato non attua provvedimenti tesi a garantire l’efficienza del sistema Esercito in materia di welfare è doveroso modificare alcune “distonie” normative per rimediare alle esigenze imminenti del personale.

Il futuro ci lancia molte sfide e la sinergia che dovrà esserci tra noi e lo Stato Maggiore dovrà avere un comune denominatore: il benessere del personale.

La ringraziamo per l’attenzione e per la possibilità che ci ha donato, con la Sua lungimiranza, di poter trattare questi argomenti.

Ora conosce la policy di Aspmi, sigla sindacale che si onora di rappresentare il personale dell’Esercito Italiano.