ASPMI incontra lo Stato Maggiore dell’Esercito, ecco i punti più importanti del confronto

ASPMI incontra il Ministro della Difesa, Guido Crosetto.

Nella giornata di lunedì 9 ottobre 2023, ASPMI è intervenuta presso lo Stato Maggiore dell’Esercito per fare il punto della situazione del comparto Difesa nonché per mettere in risalto le problematiche che caratterizzano l’attività lavorativa del personale in divisa e per dare suggerimenti riguardo a come risolverle

Un intervento che ha toccato diversi aspetti, iniziato ovviamente con i ringraziamenti al Capo di Stato Maggiore dell’Esercito, Il Generale di Corpo d’Armata Pietro Serino, per gli incontri tecnici che si sono tenuti nel mese di luglio a cui hanno preso parte il I Reparto (Reclutamento, Affari Giuridici ed Economici del Personale), il V Reparto (Affari ​​​Generali​) e il Reparto Infrastrutture, durante i quali sono emerse una serie di criticità che vanno affrontate con urgenza

A tal proposito, ecco punto per punto quali sono i temi affrontati da Francesco Gentile nel discorso fatto davanti ai vertici dello Stato Maggiore dell’Esercito: un riassunto utile per capire quali sono le priorità su cui ASPMI si batterà nei prossimi mesi di attività. 

Alloggi

Durante gli incontri di luglio è stata ribadita la necessità di intervenire al più presto per risolvere il problema degli alloggi, visto anche il particolare periodo storico che stiamo vivendo che ha comportato un notevole innalzamento del costo degli affitti. 

Pur riconoscendo l’enorme sforzo messo in campo dal Reparto Affari Generali e dal Reparto Infrastrutture, oggi siamo ancora lontani da una soluzione soddisfacente: il problema è dato dalle poche risorse a disposizione, che di fatto limitano il campo d’azione dello SME. 

Ecco perché sarà necessario uno stanziamento di risorse con la Legge di Bilancio 2024, al fine che possa essere avviato un piano di ammodernamento degli edifici (o comunque per individuare delle soluzioni alternative). 

Nuovo modello Difesa

Negli incontri di luglio il V Reparto Affari Generali si è soffermato anche sul futuro della Legge n. 119 del 2022 che introduce un nuovo modello Difesa. Al momento il piano di attuazione della suddetta norma è ancora in divenire vista la proroga di un anno dei termini per l’approvazione dei relativi decreti attuativi: una decisione importante in quanto permetterà alle Associazioni professionali a carattere sindacale tra militari di far parte dei tavoli di stesura delle deleghe alla Legge n. 199/2022, contribuendo così alla migliore definizione possibile per le novità in materia di concorsi, progressioni di carriera, riorganizzazione della Sanità militare e tanto altro ancora. 

Deleghe

Per quanto riguarda la questione delle deleghe, ASPMI è in stretto contatto con il CNA tant’è che in questi mesi sono diversi i problemi risolti (come ad esempio la restituzione delle quote arretrate trattenute ingiustamente al personale). 

Tuttavia, serve incrementare l’organico anche solo per velocizzare il processo di caricamento delle deleghe sulle quali oggi c’è ancora molto pregresso. Urge fare in fretta, altrimenti a gennaio si arriverà a spiacevoli situazioni. 

Interesse dello SME per le APCSM

ASPMI ha poi ringraziato il Capo di SME per le dimostrazioni d’interesse nei confronti delle APCSM che si sono susseguite negli ultimi mesi. Il che conferma che tra Amministrazione e sindacati dovrà esserci collaborazione con lo scopo di arrivare a definire un documento comune da presentare al Governo dove illustrare le vere esigenze della Forza Armata. 

Collaborazione da non confondere con l’essere assertivi: laddove le intenzioni non dovessero essere le stesse, infatti, si arriverà sicuramente ad azioni di scontro ma senza mai far mancare onestà e correttezza e con l’obiettivo di arrivare alla migliore soluzione possibile per il personale. 

Dubbi sui dirigenti

Nonostante anche il Capo di SME si sia attivato per promuovere l’attività sindacale, c’è ancora una parte di personale che è scettica a riguardo. In particolare – come sottolineato da Francesco Gentile – sembra che i dirigenti non abbiano compreso a fondo l’importanza di essere rappresentati da un sindacato. 

La Legge n. 46 del 2022 dà infatti la possibilità alle APCSM di sedere al tavolo negoziale, passaggio necessario per fare in modo che gli effetti dell’ultimo rinnovo contrattuale possano essere applicati anche nei loro confronti. Fino ad allora continueranno a esserci paradossi come quello che vede un Maggiore guadagnare meno di un Capitano

Essere rappresentativi significa avere un gran numero di Dirigenti iscritti ai sindacati di questa Forza Armata: solo così avremo forza a sufficienza per controbattere alle richieste che verranno fatte dai sindacati delle altre Forze Armate e di Polizia – oggi molto più forti di noi in termini di rappresentatività ma che potenzialmente potremmo facilmente superare – e per evitare che le risorse a disposizione vengano destinate ad altri comparti come già successo in passato (vedi ad esempio quanto successo per il “fondino”, dove all’Esercito Italiano non sono arrivate risorse). Una vera e propria mancanza di rispetto, e solo facendo squadra potremo evitare che situazioni di questo genere si ripetano. 

Decreto legge Immigrazione

Gentile si è poi soffermato sul recente Decreto Immigrazione (Decreto legge n. 133 del 5 ottobre), all’interno del quale vi è un’altra mancanza di rispetto nei confronti dell’Esercito Italiano. 

Intanto perché all’aumento di 400 unità per l’Operazione Strade Sicure è seguito uno stanziamento appena sufficiente a riconoscere l’indennità omnicomprensiva (il cui importo non viene rivisto dall’inizio dell’Operazione nel 2008) al personale impiegato in più. 

Allo stesso tempo alle Forze di Polizia vengono riconosciuti 15 milioni di euro per gli straordinari, mentre ancora oggi noi dell’Esercito Italiano rischiamo di perdere le ore di straordinario che eccedono il limite consentito laddove non troviamo occasione per recuperarle. 

Ancora una volta quindi vi è una disparità di trattamento dei nostri confronti e solo l’intervento del Capo di Stato Maggiore dell’Esercito ha evitato che si venisse a creare un’ulteriore ingiustizia. L’articolo 11, infatti, stanzia 2 milioni di euro per il 2023 e 9 milioni di euro l’anno per il 2024 e il 2025 da destinare al potenziamento e al finanziamento di  interventi  diretti all’ammodernamento, al supporto logistico, all’acquisto  di  beni  e servizi  nel  settore  dell’equipaggiamento,  dell’armamento,   degli strumenti  telematici   e   di   innovazione   tecnologica, nonché all’acquisto,  alla  manutenzione all’adattamento   di   mezzi, infrastrutture e impianti.

A poter accedere a questo fondo sono le Forze Armate – inizialmente escluse – e l’Arma dei Carabinieri. Per quanto si tratta di un passo avanti, non rappresenta comunque una soluzione soddisfacente in quanto si rischia di arrivare allo scontro interno per poter definire come dovranno essere distribuite le risorse

A tal proposito, sarebbe auspicabile una suddivisione che tenga conto di chi ne ha più bisogno: in tal caso sarebbe sicuramente l’Esercito Italiano, basta guardare alle condizioni in cui si trova a lavorare il personale impiegato nell’Operazione Strade Sicure per rendersene conto. 

E pensare che solo l’intervento del Capo di SME è riuscito a includere le Forze Armate tra i destinatari delle risorse: a quanto parte il Ministro della Difesa ha dei consiglieri di Gabinetto che lo spingono più verso altre divise, altrimenti non si spiega la ragione per cui l’Esercito Italiano è l’unica Forza Armata e di Polizia penalizzata dalle decisioni governative. 

La risposta del Capo di SME

Il Capo di Stato Maggiore dell’Esercito, Il Generale di Corpo d’Armata Pietro Serino, ha risposto positivamente alle istanze presentate da ASPMI, annunciando poi l’istituzione di tre tavoli di confronto: 

  • il primo sulla Specificità militare, nel quale verrà illustrata la direzione in cui stiamo andando oltre a confrontarsi su quali interventi attuare per arricchirne il contenuto;
  • il secondo sull’Operazione Strade Sicure, con l’obiettivo di arrivare a una riorganizzazione che possa tener conto maggiormente delle esigenze del personale;
  • infine sul vettovagliamento, in quanto a causa dell’inflazione è necessaria una riflessione. Oggi, infatti, 2,49 euro non sono sufficienti per garantire un pranzo: serve quindi valutare delle alternative, come può essere l’internalizzazione del servizio oppure il passaggio ai buoni pasto. 

Incontri che si terranno già prima di Natale, in modo da farci trovare pronti una volta che ci sarà il passaggio definitivo dalla rappresentanza al sindacato. Nel frattempo serve la forza dei numeri proprio per fare in modo che quando siederemo al tavolo con le altre Forze Armate avremo maggiore potere contrattuale potendo così far valere le ragioni del personale dell’Esercito Italiano che troppe volte è stato messo in disparte.