Rinnovo di contratto, il nostro intervento al tavolo: responsabilità sì, ma servono risposte adeguate

Nella giornata di oggi, giovedì 16 aprile, come ASPMI abbiamo preso parte al nuovo incontro per il rinnovo di contratto per il triennio 2025-2027. Eravamo presenti con il Segret...

Rinnovo di contratto, il nostro intervento al tavolo: responsabilità sì, ma servono risposte adeguate

Nella giornata di oggi, giovedì 16 aprile, come ASPMI abbiamo preso parte al nuovo incontro per il rinnovo di contratto per il triennio 2025-2027. Eravamo presenti con il Segretario Generale Francesco Gentile e il Presidente Massimo Margotti, portando al tavolo la voce dei nostri iscritti e, più in generale, di tutto il personale militare.

All’inizio del nostro intervento abbiamo voluto riconoscere un elemento positivo: la scelta di destinare il 90% delle risorse alla parte fissa e il 10% all’accessorio rappresenta un passo avanti. È un punto di partenza che dimostra come, almeno sul piano dell’impostazione, si stia andando nella direzione giusta. Ma non può bastare.

A tal proposito, abbiamo risposto all’appello delle istituzioni che ci chiedono senso di responsabilità, la quale però non può essere a senso unico. Se viene chiesto alle organizzazioni sindacali di gestire al meglio risorse limitate, allora è necessario che anche la parte politica e l’amministrazione dimostrino la stessa responsabilità, soprattutto nel mantenere gli impegni presi. Perché il punto è proprio questo: al personale erano stati promessi fondi aggiuntivi che, a oggi, non si vedono.

Con le risorse attuali, infatti, non solo non si registrano miglioramenti significativi, ma si rischia addirittura di tornare indietro rispetto al passato, tanto che non si arriva neppure a quei 100 euro netti che erano stati indicati come riferimento nel precedente contratto. Una soglia che, pur non risolvendo i problemi strutturali, avrebbe rappresentato almeno un primo segnale.

A questo si aggiunge un tema di equità e trasparenza. Abbiamo evidenziato come, analizzando i dati, emergano forti disparità rispetto ad altri comparti, in particolare per quanto riguarda la valorizzazione dello straordinario.

Ed è paradossale come una tale situazione si verifichi in un momento storico in cui siamo chiamati a operare in contesti sempre più complessi, spesso in condizioni difficili, anche operative. Proprio su questo punto abbiamo ribadito la necessità di riconoscere la specificità militare, un principio che deve tradursi in risorse strutturali. Perché non è accettabile che, ancora oggi, si continui a parlare di fondi promessi e mai arrivati, o di interventi una tantum che non incidono realmente sul trattamento economico nel lungo periodo. Serve una scelta politica chiara: investire sulla specificità significa dare stabilità e dignità al sistema.

Abbiamo poi affrontato alcune criticità che incidono direttamente sulla vita del personale. A partire dai compensi forfettari, che necessitano di una revisione e di un adeguamento.

O ancora, la gestione di operazioni complesse come quella legata a Milano-Cortina, dove migliaia di militari sono stati impiegati senza che fosse stata prevista una copertura economica adeguata e tempestiva. Situazioni che non possono più ripetersi.

Allo stesso tempo abbiamo avanzato proposte precise: dall’estensione di alcune tutele previste dal contratto - come quelle legate ai servizi operativi - fino alla necessità di intervenire sul FESI per avvicinarlo ai livelli delle altre forze del comparto sicurezza. Anche in assenza di risorse aggiuntive, esistono margini di intervento all’interno dell’attuale sistema che possono dare segnali al personale.

Non meno importante il tema della previdenza dedicata, su cui abbiamo chiesto un impegno politico esplicito: perché non bastano rinvii o generiche dichiarazioni ma serve una direzione chiara già in vista della prossima legge di bilancio.

Infine, abbiamo richiamato l’attenzione sulle agibilità sindacali. Anche qui la questione è chiara: alcune scelte non possono essere demandate a un livello tecnico, ma richiedono una decisione politica. È necessario definire un quadro coerente che consenta alle associazioni professionali di operare realmente sul territorio, garantendo rappresentanza ed efficacia.

Noi siamo pronti a fare la nostra parte, come sempre, ma per arrivare a un accordo serve che anche dall’altra parte arrivino segnali nella stessa direzione. Perché alla fine ciò che conta è poter tornare dai nostri iscritti con risultati tangibili, non con promesse.

Se questo accadrà, il confronto potrà andare avanti e portare alla firma di un contratto che dia finalmente risposte al personale militare. In caso contrario, il rischio è quello di un’occasione persa che non possiamo permetterci.