Come ASPMI abbiamo sempre sostenuto che il tema dei trasferimenti è molto importante in quanto rappresenta una variabile che incide in modo diretto sulla vita dei militari e delle loro famiglie. Per questo possiamo dirci soddisfatti per la pubblicazione, lo scorso 24 novembre, della nuova circolare dedicata alla disponibilità al movimento nella stessa sede di Roma, un provvedimento che avevamo preteso da tempo e che oggi diventa realtà, segnando finalmente un cambio di passo, o perlomeno un inizio.
Da mesi evidenziavamo come fosse necessario superare le vecchie limitazioni che impedivano al personale impiegato nella Capitale di presentare domanda di trasferimento all’interno della stessa città. Roma, per dimensione e complessità, non è una sede come le altre: richiede spostamenti lunghi, spesso difficili da conciliare con le esigenze familiari, soprattutto quando si ha a che fare con figli minori, persone fragili o situazioni abitative particolari. Continuare a trattarla come un unico blocco omogeneo significava ignorare la realtà quotidiana vissuta dai colleghi.
La reintroduzione dell’avvicendamento reciproco
L’Amministrazione ha finalmente raccolto anche le nostre osservazioni e ha deciso di introdurre un sistema di mobilità più aderente alle necessità del personale. La novità più rilevante riguarda la reintroduzione dell’avvicendamento reciproco, che per il 2025 non si limiterà più agli scambi tra sedi diverse, ma sarà applicabile anche all’interno della stessa Roma. È la conferma che il lavoro portato avanti dalla nostra Associazione sta producendo risultati importanti e che toccano direttamente la vita e il lavoro dei militari: oggi i Graduati in servizio permanente potranno chiedere un impiego in un’altra zona della città, senza dover affrontare complessi trasferimenti nazionali per ottenere un miglior equilibrio tra vita privata e servizio.
Nel dettaglio, la Capitale è stata suddivisa in cinque macro-aree, ciascuna corrispondente a dimensioni operative e territoriali differenti. La procedura tiene conto dell’incarico ricoperto, del merito, della coerenza professionale tra le parti coinvolte e delle garanzie di riservatezza necessarie in un processo di questo tipo. È un impianto normativo più moderno, più attento e soprattutto maggiormente rispettoso di chi serve lo Stato affrontando costantemente le difficoltà logistiche della città.
Il calendario
Le tappe operative sono già definite: le domande saranno presentate nei primi giorni di dicembre, seguirà il caricamento nel SIGE e, dopo le verifiche centralizzate, arriveranno la graduatoria di merito a febbraio e i provvedimenti di trasferimento entro marzo. Ma al di là delle scadenze tecniche, ciò che conta davvero è che ai colleghi viene restituita una possibilità che mancava da anni: poter ricercare un impiego più compatibile con la propria vita, senza penalizzazioni e senza dover rinunciare alla continuità del servizio.
Gli esclusi
Ma attenzione, questa apertura non riguarda gli Organi Centrali, gli Enti Interforze o gli impieghi extra-Dicastero, ma costituisce comunque un segnale forte. È il risultato di un confronto costante che abbiamo portato avanti insistendo sulla necessità di un sistema più equo e più vicino alle esigenze reali del personale. Un segnale che, a nostro avviso, potrà e dovrà essere esteso anche ad altre grandi città italiane in cui sono presenti più Reparti e dove le stesse problematiche si ripropongono con identica intensità.
Proprio su questo punto, durante l’incontro avvenuto nelle scorse settimane abbiamo ottenuto un ulteriore passo avanti: lo Stato Maggiore ha aperto alla possibilità di avviare un tavolo informativo con il Dipartimento Impiego del Personale. Va detto che non si tratterà di una sede negoziale in senso stretto, ma di uno spazio di confronto diretto che consentirà alle APCSM di contribuire con maggiore efficacia alla definizione della prossima circolare trasferimenti, attualmente in fase di stesura. Anche questa è una risposta importante alla nostra azione: da tempo chiedevamo che la gestione delle assegnazioni fosse affrontata tenendo conto dell’esperienza di chi, quotidianamente, raccoglie le difficoltà del personale e può aiutare l’Amministrazione a individuare soluzioni più adeguate.
La nuova circolare dedicata a Roma dimostra, quindi, che quando l’ascolto c’è, i risultati arrivano. Per noi rappresenta un punto di partenza, non di arrivo. Lavoreremo affinché la riforma della mobilità interna possa evolvere ulteriormente, distinguendo più chiaramente i trasferimenti nazionali da quelli regionali e riportando al centro le esigenze di chi, ogni giorno, garantisce la piena operatività dell’Esercito.


