Tesseramento inutile se non si sceglie un sindacato dell’Esercito

10 buoni motivi per iscriversi subito ad ASPMI.

Più volte ci siamo soffermati sull’importanza di iscriversi a un sindacato entro la fine del 2023, quando verranno tirate le somme in merito alla consistenza associativa. Dato che indicherà chi potrà partecipare ai tavoli che contano.

Quel che però è necessario specificare riguarda la ragione per cui quando si sceglie la sigla a cui tesserarsi bisogna inevitabilmente indirizzarsi su un sindacato dell’Esercito italiano

L’alternativa, rappresentata dai sindacati interforze, non è credibile in quanto il rischio è di non poter essere dovutamente tutelati in quelle battaglie che vedono come obiettivo principale il giusto riconoscimento – giuridico ed economico – del lavoro svolto dal personale dell’Esercito. 

L’Esercito italiano è il più povero delle Forze Armate, urge equiparare

Come fatto presente dai soci fondatori di ASPMI al Generale di Divisione Gaetano Lunardo, Capo del Primo Reparto dello Stato Maggiore dell’Esercito Italiano, durante l’incontro tecnico che ha avuto luogo lo scorso 18 giugno, bisogna partire dal presupposto che oggi l’Esercito italiano è il più povero del comparto

La prima battaglia da intraprendere, quindi, riguarda l’equiparazione del trattamento economico: ma come si può pensare che un sindacato interforze – che per ovvi motivi deve tutelare anche i tesserati appartenenti agli altri comparti – possa farsi portatore di tale richiesta? Il rischio è che si tenda a mantenere lo status quo, con il personale dell’Esercito che uscirebbe sconfitto da un confronto interno nello stesso sindacato a cui è iscritto. 

Ecco perché è essenziale procedere con il tesseramento a un sindacato prettamente dell’Esercito italiano, che possa farsi garante della tutela della specificità del comparto senza che debba rendere conto agli interessi degli iscritti appartenenti alle altre Forze Armate. 

Ma d’altronde esperienze del passato ci hanno già dato un’anticipazione di cosa può succedere: basti pensare che è stata la Marina a opporsi all’indennità di città metropolitane, come pure sull’aumento delle risorse del Fesi per l’Esercito. 

L’Esercito oggi parte molto indietro rispetto alle altre Forze Armate e di Polizia a ordinamento militare: siamo i più poveri e la suddivisione delle risorse effettuata in questi anni non ha fatto altro che mantenere questa disparità di trattamento. Defiscalizzazione, Fesi (dove mancano 37 milioni di euro), indennità operative, dimostrano che esiste un problema che va affrontato con urgenza, grazie al supporto di quei sindacati che hanno come volontà principale – vista l’esclusiva provenienza dei loro tesserati – lo scalare posizioni arrivando a equiparare il trattamento economico. 

Siamo nella situazione in cui “esistono tanti eserciti”, frutto delle diverse indennità operative che tendono a favorire le altre Forze: basti pensare che a parità di grado tra un militare dell’Esercito e chi è impiegato in Marina, Aeronautica, Carabinieri, Guardia di Finanza, vi è una differenza di 20, 30, 40 (e potremmo continuare fino a 200 euro se consideriamo la parte accessoria del trattamento economico) euro al mese. Una cifra che può sembrare minima, ma moltiplichiamola per 13 mensilità e consideriamola per 40 anni di servizio: ci renderemo conto che non è così. 

E ancora: pensiamo al riordino e all’introduzione del cosiddetto “fondino”. Misura che è stata accolta favorevolmente, è indubbio, ma non possiamo fare a meno di notare che oggi ci sono Tenenti Colonnelli e Maggiori che per questo emolumento percepiscono tre volte di meno rispetto ai colleghi dell’Arma dei Carabinieri, della Guardia di Finanza, della Polizia di Stato e  della Polizia Penitenziaria.

Ora non siamo più rappresentanti ma sindacati 

Dobbiamo prendere atto che con il riconoscimento delle Associazioni professionali sindacali a carattere militari è cambiato anche il concetto di “rappresentanza”: non basta che il parere dei sindacati venga chiesto a posteriori, urge confrontarsi con le sigle più rappresentative e rimettere tutto in discussione, rimodulando le indennità degli altri comparti per trovare una equi-ordinazione economica con l’Esercito togliendo anche risorse ad altri comparti per darle all’Esercito così da affrontare quelli che sono i problemi del comparto. 

L’importanza della previdenza complementare dedicata e giammai complementare

Serve fare fronte comune anche sul tema della previdenza: è giusto che vengano messe in atto le giuste soluzioni per assicurare al personale una pensione adeguata. Non è per nostra volontà che si va in pensione a 60 anni, ma è per volontà dell’Amministrazione: questa specificità di trattamento merita una pensione dignitosa, puntando anche a una previdenza complementare sulla previdenza dedicata.

Spiegheremo tra qualche giorno l’importanza di questa scelta.

Come si può esportare all’estero il modello italiano che non è attrattivo neppure per i propri giovani?

Bene la volontà di esportare all’estero il modello dell’Esercito italiano, ma non lo si può fare se prima non lo si rende attrattivo per le nuove leve. E a tal proposito merita un appunto l’interforzizzazione, obiettivo che noi di ASPMI abbiamo accolto favorevolmente visto che si tratta di una volontà del Ministro Crosetto, ma solo a condizione  che questo modello possa portare a una progressione per le attività di gestione del personale, non a una regressione come invece sta succedendo in queste prime settimane di attività.

L’inizio non è dei migliori, c’è il rischio di ripetere quanto successo nel 2010 ma questa volta come sindacato siamo pronti a “scendere in piazza”. Non sono ammissibili errori nel calcolo dello stipendio o pagamenti ritardati, per questo riteniamo che non sia possibile far gestire ad appena 5 impiegati il lavoro di 1.200 volontari. 

Dobbiamo pretendere che il processo di interforzizzazione rappresenti un passo in avanti, d’altronde noi siamo “gli azionisti di maggioranza” visto il numero di personale impiegato nell’Esercito rispetto a quello di Marina e Aeronautica. 

Serve trasmettere un messaggio di credibilità all’esterno, altrimenti non saremo attrattivi neppure ai nostri giovani figuriamoci se possiamo diventare un modello da seguire all’estero. Per questo motivo sindacati e amministrazione devono diventare un ingranaggio perfetto in grado di lavorare nella stessa direzione, con il supporto del personale che dovrà capire che il primo obiettivo è quello di far riconoscere l’importanza dell’Esercito recuperando posizioni rispetto alle altre Forze Armate, e ciò lo si potrà fare solamente affidando la propria rappresentanza a un sindacato dell’Esercito. 

Di seguito l’intervento integrale di Francesco Gentile durante l’incontro tecnico del 18 giugno con Primo Reparto Stato Maggiore Esercito

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