Rinnovo contratto, Rete sindacale militare: “Dal tavolo del 22 maggio nessuna apertura dal Governo”

Fonte: Pixabay.com

ASPMI, come parte della Rete sindacale militare (rappresentata anche dalle associazioni sindacali SIM – Carabinieri, USIC, AMUS – Aeronautica, SIM Marina e SAM Esercito) ha diffuso un comunicato per esprimere il proprio disappunto riguardo al terzo incontro infruttuoso per il rinnovo del contratto dei militari (triennio 2022/2024), tenutosi presso la Funzione Pubblica nella giornata di mercoledì 22 maggio.

Nel comunicato, abbiamo sottolineato la mancanza di proposte concrete da parte delle autorità competenti dichiarando che non verrà fatto alcun progresso fino a quando non sarà possibile dialogare direttamente con il Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni. 

Come Rete Sindacale Militare abbiamo dunque evidenziato l’urgente necessità di un impegno economico aggiuntivo per il personale del comparto Difesa nonché la stipula di un “Patto di legislatura” per garantire il finanziamento completo della previdenza dedicata.

Le risorse attualmente stanziate per il contratto 2022/2024 sono alquanto insufficienti per adeguare gli stipendi dopo 3 anni di inflazione a doppia cifra. Inoltre, non coprono adeguatamente le necessità normative e il trattamento accessorio specifico dei militari, questioni spesso citate ma mai realmente affrontate. Persino la questione relativa alla previdenza sembra essere stata dimenticata dall’Esecutivo e senza un intervento complessivo a favore dei colleghi più anziani e dei giovani si rischia di avere uomini e donne in divisa che affronteranno una vecchiaia di stenti.

Inoltre, abbiamo necessità di conoscere le risorse e le modalità con cui si andrà verso una piena operatività sindacale, attraverso l’assegnazione di distacchi e permessi adeguati e la possibilità di creare un sistema di relazioni sindacali basato su un tavolo paritario. 

Senza queste misure, i sindacati militari – e di conseguenza il personale che rappresentiamo – rischiano di essere confinati in un recinto, limitando la capacità di contribuire alla crescita del sistema difesa del Paese. D’altronde, consideriamo le regole imposte dall’amministrazione come rigide e limitative: accettarle significherebbe tradire la fiducia degli iscritti e il mandato democratico sancito dalla storica sentenza della Corte Costituzionale n. 120 del 2018.

Come Rete Sindacale Militare puntiamo quindi a un incontro urgente con il Presidente Meloni per rappresentare direttamente le difficoltà del personale in divisa e ottenere un riconoscimento formale del loro ruolo, svolto con assoluta lealtà verso lo Stato e a garanzia dei presidi democratici del Paese. Attendiamo fiduciosi, pronti a far progredire i lavori contrattuali subito dopo.

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