Passo avanti del Governo sulla riforma fiscale e soldi in busta paga 

In queste ore è stato presentato dal Governo il maxi-emendamento alla Legge di bilancio in merito alla riforma fiscale. 

Le rivendicazioni avanzate dalle parti sociali hanno trovato un primo accoglimento in quella che, si auspica, sarà la nuova modifica delle aliquote IRPEF.

Il nodo cruciale del bonus fiscale, per i redditi inferiori ai 28000 euro, pari a 100 euro mensili in busta paga parrebbe salvato solo in parte.

Infatti, per i percettori di un reddito annuale inferiore a 15000 euro, (i nostri volontari in ferma annuale non in servizio permanente) questi resterebbe nel cedolino paga, mentre fino alla soglia dei 28000 andrebbe a decrescere, ma a determinate condizioni, ancora poco chiare.

Sembra che tale diminuzione dovrà essere messa a sistema con l’abbassamento dell’aliquota dal 27% al 25%.

Possiamo parlare di un primo passaggio strutturale di una somma, ad oggi, considerata un bonus e come tale facilmente eliminabile.

Per le altre fasce di reddito, invece, si prospettano adeguati incrementi mensili a fronte dell’abbassamento delle aliquote e dell’eliminazione di quella del 41%.

In sintesi il prossimo anno le aliquote Irpef per la tassazione applicata saranno organizzate in questo modo: 

-aliquota al 23% per la fascia di reddito fino a 15 mila euro; 

– aliquota al 25, dall’attuale 27%, per la fascia di reddito 15-28mila euro;

– aliquota al 35%, dall’attuale 38%, per la fascia di reddito 28-50mila;

– aliquota al 43% per i redditi oltre i 50mila euro. 

Si aggiunge a questa modifica, per il solo anno 2022, per i lavoratori con redditi bassi (fino a 2.692 euro lordi al mese) uno “sconto” dei contributi previdenziali di 0,8 punti percentuali.

Con queste premesse ci si aspetta una riforma equa che garantisca pari dignità a tutti i lavoratori del Comparto, proprio come sta avvenendo con il rinnovo contrattuale 2019-2021 che a breve, dopo una lunga ed estenuante gestazione fatta di forti rivendicazioni, volgerà al termine. 

L’auspicio resta quello di non avere differenze tra cedolini paga pre e dopo riforma.

Questo verrebbe considerato un “flop politico”, in quanto la perdita del potere d’acquisto inciderebbe proprio su quei redditi che devono essere necessariamente tutelati.

Roma, 18 dicembre 2021

ASPMI