Flat tax in busta paga su straordinari e festivi, il Governo va nella giusta direzione

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Le prime indiscrezioni sulla prossima legge di Bilancio 2026 confermano che il Governo intende mettere al centro nuove misure a sostegno dei redditi dei lavoratori. Come ASPMI non possiamo che accogliere positivamente questa direzione: ogni passo che va in direzione di una valorizzazione del lavoro, specie di chi opera in condizioni particolari come i militari, merita attenzione e sostegno.

Se da un lato resta centrale la riforma fiscale con il taglio dell’aliquota dal 35% al 33% per il secondo scaglione, provvedimento che riteniamo indispensabile per ridare respiro alla classe media, dall’altro guardiamo con favore alla proposta di introdurre una flat tax sugli straordinari e sul lavoro festivo. Si tratta di una novità che potrebbe incidere davvero sulle buste paga, perché colpisce un nodo che per noi militari è fondamentale: i compensi accessori. Chi veste l’uniforme sa bene che straordinari, turni domenicali e festivi non sono un’eccezione, ma parte integrante del servizio quotidiano.

Per questo consideriamo positivo ogni intervento che consenta ai lavoratori di mantenere un netto più alto in busta paga, senza scaricare nuovi oneri sulle amministrazioni. Ma al tempo stesso vogliamo ricordare che la tassazione agevolata è solo un tassello: sul lavoro straordinario c’è ancora tanto da fare, a partire dall’aumento delle ore indennizzabili e dal rialzo dei compensi orari. Obiettivi che la nostra Associazione porterà con forza al tavolo del prossimo rinnovo contrattuale e che il Governo dovrà affrontare con serietà già in questa manovra, mantenendo gli impegni presi lo scorso anno.

Cosa sappiamo sulla flat tax dei compensi accessori

L’ipotesi di una flat tax sugli straordinari e sul lavoro festivo, ispirata al modello già in vigore per i premi di produttività nel settore privato, avrebbe un effetto immediato e tangibile sulle retribuzioni. Oggi, infatti, queste voci vengono sommate allo stipendio ordinario e tassate secondo l’aliquota Irpef di riferimento, arrivando a incidere fino al 35% o addirittura al 43% nei redditi più alti, oltre alle addizionali regionali e comunali.

Con una tassazione ridotta al 5%, il vantaggio netto per i lavoratori sarebbe evidente: su 1.000 euro lordi annui di straordinari, ad esempio, il guadagno reale potrebbe superare i 300 euro. 

Per i militari questo tema è ancora più centrale: le ore extra, i turni festivi e notturni non sono un’opzione, ma una costante legata alla specificità del servizio. I compensi accessori costituiscono una quota consistente della nostra retribuzione e ogni intervento che ne incrementi il valore netto in busta paga significa restituire dignità e giustizia a un lavoro spesso dato per scontato.

Resta tuttavia una criticità che non possiamo ignorare: il problema non è soltanto la tassazione, ma anche il numero limitato di ore indennizzabili e l’entità dei compensi, troppo bassi rispetto all’impegno richiesto. Una flat tax, da sola, non basta a colmare il divario con altri comparti del pubblico impiego né a restituire ai militari ciò che meritano. Per questo ASPMI ribadisce che la prossima manovra dovrà essere l’occasione per confermare gli impegni già presi con l’ultima legge di Bilancio e aprire subito il nuovo tavolo sul rinnovo contrattuale, dove dovranno trovare spazio aumenti reali e strutturali.

L’introduzione di una flat tax sugli straordinari e sul lavoro festivo può essere un passo avanti importante, ma non può e non deve essere l’unico. Il Governo ha oggi l’occasione di trasformare questa legge di Bilancio in un vero strumento di giustizia salariale per chi serve il Paese. Per questo continueremo a batterci per ogni euro in più guadagnato dai militari. Chiediamo quindi al Governo e al Parlamento di rispettare gli impegni già assunti e di aprire subito un confronto serio e trasparente.