Finalmente il Governo ci mette la faccia: adesso il rinnovo assume un altro significato

Finalmente il Governo ci mette la faccia: adesso il rinnovo assume un altro significato

Nella cornice di Palazzo Vidoni si è svolto oggi, giovedì 9 luglio, un nuovo incontro per il rinnovo del contratto del comparto Difesa e Sicurezza, triennio 2025-2027. E questa volta non si è trattato di una giornata come le altre.

Per settimane le APCSM si sono trovate di fronte a un limite evidente: i tecnici presenti ai tavoli non potevano dare risposte complete alle richieste avanzate dalle Associazioni senza un segnale politico da parte del Governo, soprattutto sul tema delle risorse ulteriori da destinare al personale militare.

ASPMI lo ha ripetuto più volte in questi giorni: il rinnovo contrattuale non può esaurirsi nella sola distribuzione delle risorse già disponibili. Serviva un impegno più ampio, capace di guardare oltre il contratto in discussione e di aprire una prospettiva diversa per il futuro del personale militare.

Nel dettaglio, l’impegno richiesto al Governo si muoveva su tre direttrici: risorse aggiuntive in Legge di Bilancio 2027 per valorizzare la specificità e intervenire nuovamente sul trattamento economico, in particolare sulle indennità accessorie, come pure per finanziare la previdenza dedicata. A questo si aggiunge la revisione della legge n. 46 del 2022, nella parte relativa alle agibilità sindacali, per consentire alle APCSM di rappresentare davvero il personale militare anche nella contrattazione di secondo livello, senza ostacoli rispetto alla missione per cui sono nate: tutelare il personale.

Un tema che abbiamo posto con forza e che oggi ha trovato finalmente un primo, importante, riscontro politico.

All’incontro, infatti, ha preso parte anche il Ministro per la Pubblica Amministrazione, Paolo Zangrillo, che in rappresentanza del Governo ha ribadito la volontà di mantenere gli impegni assunti. Il Ministro ha ricordato come, sin dall’avvio del percorso sui rinnovi contrattuali, vi sia stata “grande disponibilità da parte del Governo” e, in particolare, della Presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che avrebbe sottolineato la necessità di riservare “particolare cura al comparto Sicurezza-Difesa” in ragione del contesto nazionale e internazionale che stiamo vivendo.

Zangrillo ha inoltre rivendicato lo sforzo compiuto dal Governo sul fronte delle risorse, ricordando lo stanziamento complessivo per le tornate contrattuali e spiegando che “questo Governo si è preoccupato di garantire continuità contrattuale per nove anni, dal 2022 al 2030”. Un passaggio non secondario, perché conferma la volontà di evitare nuovi ritardi e di superare quella logica dell’indennità di vacanza contrattuale che, come ha detto lo stesso Ministro, rischia di rappresentare “uno spregio alle persone che rappresentiamo”.

Ma il punto centrale resta quello della previdenza. Su questo Zangrillo è stato chiaro: “siamo assolutamente consapevoli che i temi contrattuali non esauriscono le istanze e le richieste che provengono da voi e dalle persone che rappresentate”. Il Ministro ha poi aggiunto che “il tema della previdenza sta diventando sempre di più un’urgenza alla quale dobbiamo essere capaci di offrire delle risposte”.

Da qui l’impegno ad aprire un tavolo dedicato, con il coinvolgimento dei ministeri competenti. Un impegno che Zangrillo ha voluto definire espressamente “non vago, ma serio”, spiegando che entro 90 giorni dovrà avviarsi un confronto con tutti i ministri coinvolti, compreso il Ministero dell’Economia e delle Finanze. “Ho preteso che il Ministero delle Finanze fosse presente a questo tavolo”, ha dichiarato, perché ogni percorso ha valore solo se condiviso anche con chi ha la responsabilità delle risorse.

È un passaggio che cambia il significato della trattativa: un’eventuale firma non riguarderebbe soltanto il rinnovo contrattuale, ma l’avvio di un percorso con il Governo per dare finalmente al personale militare il riconoscimento che merita.

La specificità non può restare ferma a una norma scritta decenni fa. Detto in modo semplice: per riconoscere davvero il valore dei militari servono i soldi.

ASPMI apprezza quindi il passo compiuto dal Ministro Zangrillo e, più in generale, dal Governo Meloni. Ora la trattativa può proseguire con un significato diverso, lavorando sugli aspetti che restano da perfezionare sia sul piano economico che su quello normativo.

Sul piano economico si ragiona su un aumento medio lordo di 181,72 euro. Sul piano normativo, invece, la bozza introduce alcuni passi in avanti: tutele per la genitorialità, con la previsione di giorni di licenza per il militare padre alla nascita del figlio; interventi sul congedo parentale e sulla malattia dei figli fino a 14 anni; chiarimenti sul diritto allo studio; una disciplina più favorevole sui permessi brevi; la licenza straordinaria per la donazione di organi; il riconoscimento del buono pasto in sostituzione del trattamento alimentare gratuito per il militare in missione di durata inferiore alle 8 ore, quando non possa fruire del pasto presso strutture dell’Amministrazione.

Sono risultati che non cancellano tutte le criticità, ma rappresentano una base su cui lavorare. Abbiamo chiesto un impegno politico perché sapevamo che senza quel passaggio il tavolo sarebbe rimasto bloccato, e finalmente è arrivato.

Lo stesso Zangrillo ha chiesto fiducia alle Associazioni, rivendicando la serietà del percorso avviato: “questo impegno che abbiamo assunto non sono chiacchiere”, ha detto, ma “una lettera di impegno del Governo e dei ministri competenti” per costruire insieme una soluzione, compatibilmente con le risorse disponibili.

Ovviamente ci aspettiamo che ci sarà chi dirà che non basta, che si poteva fare di più, che ogni risultato raggiunto è insufficiente. È legittimo. Ma la domanda è un’altra: quanti, in questi giorni, hanno lavorato come ASPMI, dentro e fuori i tavoli, con interlocuzioni costanti e riservate, per portare a casa il miglior risultato possibile per i militari?

Abbiamo tenuto il punto, abbiamo chiesto impegni precisi e oggi registriamo un cambio di passo. Adesso passiamo ai fatti, mentre a chi non sarà d’accordo lasciamo le parole.

Finalmente il Governo ci mette la faccia: adesso il rinnovo assume un altro significato