Dirigenza militare, ASPMI passa all’azione: senza tutele no alla negoziazione

Dirigenza militare, ASPMI passa all’azione: senza tutele no alla negoziazione

La tutela dei dirigenti militari fa parte dell’impegno di ASPMI, perché alle responsabilità che questi colleghi assumono ogni giorno devono corrispondere un trattamento economico adeguato e garanzie per il loro futuro previdenziale. È su questi temi che abbiamo avanzato le nostre richieste e sui quali, adesso, abbiamo deciso di cambiare il tono dei nostri interventi: senza certezze sulle risorse, non prenderemo parte alla seduta di apertura del tavolo negoziale della dirigenza militare.

La decisione è stata assunta insieme a USMIA Esercito, AMUS Aeronautica e SIM Marina, con cui abbiamo chiesto al Governo e al Parlamento di correggere le disposizioni della legge di Bilancio 2027. Per avviare il confronto servono infatti finanziamenti che consentano di riconoscere quanto spetta al personale, senza recuperare le somme da altre voci del suo trattamento economico.

Il problema, per i dirigenti, è in particolare nell’articolo 67 del disegno di legge, che prevede il passaggio dalla media aritmetica alla media ponderata nel calcolo degli adeguamenti ISTAT. Come abbiamo evidenziato nel comunicato congiunto, il cambiamento riduce gli adeguamenti e finisce per finanziare il contratto della dirigenza con risorse già spettanti agli stessi colleghi.

Non possiamo accettare che il riconoscimento di un diritto passi dalla riduzione di un altro. Gli adeguamenti servono a recuperare almeno una parte del potere d’acquisto perduto: utilizzarli per sostenere il costo del contratto significa chiedere ai dirigenti di pagare una parte del proprio rinnovo. Per questo chiediamo di mantenere il criterio della media aritmetica e di finanziare il contratto con stanziamenti autonomi e aggiuntivi.

Da qui la scelta di non partecipare alla seduta di apertura in assenza delle garanzie richieste. Il nodo delle risorse va affrontato prima di avviare un negoziato dal quale i colleghi si aspettano un miglioramento delle proprie condizioni economiche. Presentarsi al tavolo lasciando aperto questo problema significherebbe accettare un confronto senza sapere quali margini ci siano per rispondere alle loro aspettative.

Abbiamo quindi scelto di passare all’azione. Restiamo disponibili al dialogo, ma dopo le richieste avanzate ci aspettiamo che il Governo indichi quali fondi intende mettere a disposizione e intervenga sulle disposizioni che abbiamo contestato. È su queste risposte che valuteremo il seguito del confronto.

La questione della dirigenza si accompagna alle altre rivendicazioni che ASPMI sta portando avanti sulla manovra, a partire dalle certezze sull’avvio della previdenza dedicata. Servono inoltre risorse aggiuntive per il FESI, per il lavoro straordinario e per gli specifici compensi, il cosiddetto “fondino”. Sono esigenze che riguardano ruoli diversi, ma che non possono trovare risposta spostando risorse da una parte all’altra del personale militare.

Ai dirigenti che si riconoscono in ASPMI diciamo quindi che le loro tutele incidono sulle nostre scelte sindacali, compresa quella di subordinare la partecipazione all’apertura del tavolo a garanzie sui finanziamenti. Sappiamo quanto sia atteso questo confronto e proprio per questo chiediamo che possa partire con le risorse necessarie.

Il Governo e il Parlamento hanno ora la possibilità di intervenire sulla legge di Bilancio, correggendo l’articolo 67 e stanziando fondi nuovi per il contratto. È la risposta che chiediamo per dare al negoziato una base sulla quale lavorare.

Dirigenza militare, ASPMI passa all’azione: senza tutele no alla negoziazione