Sulla previdenza dedicata per il personale del Comparto Difesa e Sicurezza arrivano conferme importanti. Dopo che il vicepresidente del Consiglio Antonio Tajani ha annunciato la disponibilità di Forza Italia a presentare un emendamento alla legge di Bilancio 2027, anche il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha indicato l’introduzione della misura come il suo “impegno prioritario” nei due mesi che separano il Parlamento dall’approvazione della manovra.
Come ASPMI accogliamo con fiducia queste parole e ci aspettiamo che tra le modifiche al testo ci sia finalmente quella che i militari attendono da anni.
Proprio in queste ore Piantedosi ha spiegato di aver già incaricato i tecnici del Viminale di individuare le risorse necessarie, un passaggio al quale guardiamo con particolare attenzione, perché proprio sulle coperture si misura la possibilità di dare seguito, già con questa legge di Bilancio, all’impegno assunto dal Governo in occasione del rinnovo del contratto.
Confidiamo a tal proposito che anche il ministero della Difesa faccia al più presto lo stesso, in quanto va ricordato che la previdenza complementare deve guardare all’intero comparto, senza alcuna differenziazione che sarebbe, oltre che immotivata, anche irrispettosa.
Sul punto si sono espressi anche il senatore Maurizio Gasparri, che ha giudicato sostenibile un finanziamento di 480 milioni di euro nell’arco di dieci anni, e il sottosegretario alla Difesa Matteo Perego, che ha richiamato il lavoro avviato il 13 ottobre al tavolo tecnico presso la Funzione Pubblica. L’onorevole Nino Minardo, presidente della Commissione Difesa della Camera, ha invece chiesto che già in questa manovra venga rafforzato il fondo destinato alle esigenze previdenziali del personale.
Per chi indossa l’uniforme il problema è molto preciso. I limiti di età previsti dagli ordinamenti possono imporre di lasciare il servizio prima rispetto alla generalità dei lavoratori. Per chi ricade interamente nel sistema contributivo, questo può significare meno anni per accumulare contributi e un coefficiente di trasformazione più basso al momento del pensionamento. In altre parole, un militare può ritrovarsi con un assegno più basso proprio perché ha lasciato il servizio all’età stabilita dallo Stato. È questa la penalizzazione che chiediamo di correggere.
Le parole di Tajani e Piantedosi ci danno dunque motivo di essere fiduciosi: d’altronde, introdurre la previdenza dedicata già con la legge di Bilancio 2027 sarebbe un atto di buon senso e di rispetto verso le donne e gli uomini delle Forze Armate e delle Forze di Polizia, che hanno diritto di sapere su quale pensione potranno contare al termine del servizio, come pure nei confronti di quei sindacati che a margine dell’ultimo rinnovo di contratto hanno ricevuto garanzia del fatto che già questo governo procederà nella direzione sperata.