Silenzio-assenso sul TFR, ma per i militari resta il vuoto sulla previdenza dedicata

Silenzio-assenso sul TFR, ma per i militari resta il vuoto sulla previdenza dedicata

A partire da domani, mercoledì 1 luglio, cambiano le regole per il TFR dei lavoratori con l’introduzione del meccanismo del silenzio-assenso: chi non comunicherà all’azienda dove intende destinare il proprio trattamento di fine rapporto lo vedrà conferito al fondo pensione negoziale di riferimento.

L’obiettivo è chiaro: garantire a un numero sempre maggiore di lavoratori una seconda rendita, da affiancare a quella assicurata dal primo pilastro obbligatorio, in uno scenario previdenziale sempre più incerto e caratterizzato dal rischio di pensioni sempre più basse.

A questo proposito, però, viene quasi da sorridere. Perché ancora una volta il Governo non dimostra lo stesso interesse nei confronti dei militari.

In uno scenario in cui il personale delle Forze Armate rischia di essere ulteriormente penalizzato dal passaggio integrale al sistema contributivo, anche in ragione di un’uscita anticipata legata alla gravosità del servizio svolto, il risultato è evidente: un coefficiente di trasformazione più basso e, di conseguenza, una pensione più bassa

Eppure, su questo fronte, non si registrano passi in avanti.

Preso atto del fallimento - che avevamo ampiamente annunciato - della possibilità di prevedere forme di previdenza complementare per l’Esercito Italiano e per le altre Forze Armate, soluzione che avrebbe necessariamente richiesto lo svantaggioso passaggio dal TFS al TFR, l’unica strada realmente percorribile resta quella della previdenza dedicata

Una strada che lo stesso Governo si era impegnato a perseguire, riconoscendone l’importanza nel corso delle precedenti contrattazioni.

Ma tra riconoscere l’importanza di un tema - come già accaduto con la specificità - e dargli attuazione, passa una distanza enorme che si misura in milioni di euro.

Sono proprio le risorse, infatti, a mancare. Risorse che al momento non figurano nella contrattazione 2025-2027 e che impediscono di svolgere fino in fondo la nostra missione: garantire ai nostri rappresentati il miglior trattamento economico possibile, non soltanto oggi in busta paga, ma anche domani sulla pensione.

Lo stipendio di oggi è la pensione di domani. E, preso atto delle difficoltà del sistema previdenziale, non possiamo che ribadire la necessità di affiancare al trattamento ordinario una forma di previdenza dedicata, capace di garantire una seconda rendita senza arrecare alcuno svantaggio sul trattamento di fine servizio.

Risorse che, allo stesso tempo, servono anche a riconoscere più ampiamente la specificità dei militari. Una specificità di cui il Governo Meloni deve prendere atto non solo a parole, ma con interventi immediati, perché non c’è più tempo per aspettare.

Da luglio, giustamente, sempre più lavoratori - anche quelli meno informati - potranno beneficiare dei vantaggi di un fondo pensione. Noi militari, invece, saremo ancora fermi, costretti a elemosinare un incontro con i rappresentanti del Governo e a guardare con preoccupazione al futuro che ci attende una volta cessato il servizio, dopo anni di onorata carriera al servizio del Paese.