Le prime due procedure avviate per l’affidamento della nuova polizza sanitaria integrativa del comparto Difesa si sono concluse con esito negativo. Una situazione particolarmente preoccupante che, in assenza di una soluzione tempestiva, rischia di produrre conseguenze dirette sul personale militare a partire dal 1° ottobre 2026.
ASPMI prende atto della comunicazione ufficiale dell’Amministrazione Difesa e ringrazia lo Stato Maggiore della Difesa per aver percorso tutte le strade procedurali e amministrative disponibili nel tentativo di garantire la continuità del servizio. Allo stesso tempo, l’esito delle procedure conferma quanto la nostra Associazione sostiene da tempo in ogni sede istituzionale: senza un incremento immediato e sostanzioso delle risorse destinate alla polizza sanitaria integrativa, non sarà possibile assicurare il rinnovo della copertura.
Le attuali condizioni di mercato richiedono infatti uno stanziamento superiore rispetto a quello oggi disponibile e oggi l’Amministrazione, nonostante gli sforzi compiuti, non ha potuto mettere in campo risorse sufficienti a rendere l’affidamento sostenibile e attrattivo per gli operatori del settore assicurativo.
La criticità è nota anche al vertice politico. Il Ministro della Difesa ha opportunamente inserito la questione nel Documento programmatico pluriennale della Difesa 2026-2028, riconoscendo la necessità di individuare risorse aggiuntive, tuttavia, la sola consapevolezza del problema non è più sufficiente in quanto il tempo a disposizione si sta esaurendo e occorre intervenire con urgenza.
Chiediamo al Governo e ai Ministeri competenti un intervento urgente e straordinario per stanziare i fondi necessari a superare definitivamente questa situazione. Non si può continuare a intervenire attraverso soluzioni temporanee o risorse insufficienti rispetto alle reali condizioni del mercato. Occorre garantire una copertura adeguata e continuativa, evitando che eventuali ritardi amministrativi o finanziari ricadano ancora una volta sul personale.
Le conseguenze di questo stallo ricadranno inevitabilmente sulle donne e sugli uomini delle Forze Armate. Dal 1° ottobre 2026, infatti, il personale rischia di trovarsi privo della copertura sanitaria diretta garantita dalla polizza integrativa.
Ciò significa che i militari potrebbero essere costretti ad anticipare personalmente i costi delle prestazioni sanitarie, senza avere, al momento, certezze sufficienti sulle modalità e sui tempi di eventuali rimborsi retroattivi.
Una prospettiva che non può essere considerata accettabile visto che la polizza sanitaria integrativa rappresenta uno strumento fondamentale di tutela per il personale e per le famiglie, soprattutto in un periodo caratterizzato dall’aumento dei costi delle prestazioni e dalle difficoltà che spesso si incontrano nell’accesso tempestivo al Servizio sanitario nazionale.
Il rischio è che una carenza di carattere finanziario finisca per tradursi in un ulteriore sacrificio economico per chi serve quotidianamente lo Stato, imponendo al personale di sostenere spese che dovrebbero invece essere coperte dal sistema di assistenza integrativa.
Nel frattempo, in attesa che venga individuata una soluzione definitiva, ASPMI invita tutto il personale militare a conservare scrupolosamente ricevute, fatture e qualsiasi altra documentazione relativa alle prestazioni sanitarie sostenute a partire dal 1° ottobre 2026.
La corretta conservazione dei documenti potrà risultare indispensabile qualora vengano successivamente definite procedure per il riconoscimento di rimborsi retroattivi. Resta tuttavia necessario che l’Amministrazione fornisca quanto prima indicazioni chiare e uniformi, evitando che il personale sia lasciato nell’incertezza.