Missioni, nessuna tassa sui rimborsi anche se pagati in contanti. Importante vittoria per il personale militare

Missioni, nessuna tassa sui rimborsi anche se pagati in contanti. Importante vittoria per il personale militare

Grazie all’impegno di ASPMI, insieme al lavoro sinergico portato avanti con le altre sigle sindacali del comparto, è stato raggiunto un risultato importante su una questione che negli ultimi mesi aveva creato forti preoccupazioni tra il personale militare: la tassazione dei rimborsi delle spese sostenute durante le missioni.

La vicenda nasce dalla legge di Bilancio 2025, che intervenendo sull’articolo 51 del TUIR aveva introdotto un principio molto chiaro: i rimborsi per vitto, alloggio, viaggio e trasporto, con particolare riferimento agli autoservizi pubblici non di linea come taxi e noleggio con conducente, potevano restare esclusi dalla tassazione solo se le spese erano state pagate con strumenti tracciabili. In caso contrario, quindi con pagamento in contanti, il rimborso rischiava di essere considerato reddito imponibile e quindi tassato come una normale componente della retribuzione.

Una previsione nata con l’obiettivo generale di rafforzare la tracciabilità dei pagamenti, ma che nella pratica rischiava di scaricare sul personale militare un problema non di poco conto. Chi opera in missione, infatti, non sempre si trova nelle condizioni ideali per pagare ogni spesa con carta o bancomat. Ci sono contesti operativi, località, urgenze e situazioni in cui l’utilizzo del contante può essere necessario, senza che questo debba trasformarsi in una penalizzazione fiscale per il lavoratore.

Per questo ASPMI, dopo una prima fase di chiarimento necessaria per evitare allarmismi infondati, è intervenuta con decisione affinché venisse riconosciuta la specificità del comparto Difesa e Sicurezza. D’altronde, un sindacato non deve limitarsi a ripetere le comunicazioni dell’amministrazione, ma deve vigilare e intervenire quando una norma rischia di produrre effetti ingiusti sul personale.

Il risultato è arrivato con il Decreto Sicurezza 2026. L’articolo 14, comma 2, del decreto-legge 24 febbraio 2026, n. 23, poi convertito dalla legge 24 aprile 2026, n. 54, ha infatti escluso dall’obbligo di tracciabilità i pagamenti relativi a trasferte e missioni effettuate nel territorio nazionale ai fini della detassazione dei rimborsi spese spettanti al personale delle Forze armate, delle Forze di polizia e del Corpo nazionale dei vigili del fuoco, con effetto dal 1° gennaio 2025.

Questo significa che i rimborsi delle spese di missione non concorrono alla formazione del reddito del personale, sia quando le spese sono state sostenute con strumenti tracciabili, sia quando sono state pagate in contanti. Resta naturalmente fermo l’obbligo di documentare correttamente la spesa sostenuta, perché la deroga riguarda la modalità di pagamento, non la necessità di giustificare il rimborso.

Si tratta di un passaggio tutt’altro che secondario. La nuova disciplina evita che il personale militare venga penalizzato per esigenze operative che spesso non dipendono dalla sua volontà, ma dalle condizioni in cui è chiamato a svolgere il proprio servizio.

ASPMI rivendica con soddisfazione questo risultato, perché dimostra ancora una volta quanto sia importante una rappresentanza sindacale attenta, presente e capace di trasformare le criticità segnalate dal personale in interventi mirati in favore del personale. La tutela dei militari passa anche da battaglie come questa: tecniche solo in apparenza, ma decisive nella vita quotidiana di chi serve lo Stato.