Diciamolo chiaramente: il rischio c’è.
La polizza sanitaria integrativa oggi riconosciuta al personale dell’Esercito Italiano potrebbe non essere rinnovata alla scadenza del prossimo 31 marzo. Una prospettiva che come ASPMI non possiamo accettare.
Il nodo è esclusivamente economico: per garantire il rinnovo servono risorse superiori a quelle attualmente stanziate. Ancora una volta manca il pieno riconoscimento della specificità prevista dall’articolo 19 della legge n. 183 del 2010, principio che dovrebbe tradursi in tutele effettive per chi indossa l’uniforme e svolge un servizio delicato per lo Stato. Se invece le risorse non sono adeguate, la specificità resta solo una dichiarazione di principio.
Eppure, nel corso dei recenti incontri istituzionali avevamo già rappresentato alla politica la criticità legata all’insufficienza dei fondi, spiegando che la copertura sanitaria integrativa non va considerato un benefit accessorio, ma uno strumento essenziale per garantire assistenza tempestiva e adeguata al personale, spesso impiegato in attività operative complesse, in Italia e all’estero.
A preoccupare è anche la disparità di trattamento. La Polizia di Stato ha già provveduto al rinnovo della propria copertura sanitaria, dandone comunicazione al personale. Per l’Esercito, invece, a poche settimane dalla scadenza, non risultano indicazioni né certezze sul futuro. Una differenza che non può essere ignorata.
Lasciare scoperti migliaia di militari significherebbe indebolire una tutela fondamentale e inviare un segnale sbagliato a chi garantisce ogni giorno sicurezza e stabilità al Paese.
Come ASPMI chiediamo un intervento immediato: occorre stanziare le risorse necessarie e renderle strutturali, assicurando la continuità del servizio attraverso una quota pro-capite di 100 euro. È una misura sostenibile e doverosa, coerente con il principio di specificità e con il rispetto che lo Stato deve al proprio personale in uniforme.
Non arretreremo finché l’obiettivo non sarà raggiunto. La salute dei militari dell’Esercito non può essere - ancora una volta - oggetto di incertezza.